Sulle strade dell’eccellenza in Maserati

23/08/2010 - Reims
Maserati GranTurismo S Automatica - Copyright CarrStudio
Nel mondo delle auto ci sono pochi dogmi inattaccabili. Uno di questi sostiene che un’auto sportiva, capace di elevate prestazioni, debba essere larga, bassa e scomoda, dunque non adatta a un lungo viaggio.

Con la GranTurismo, Maserati ha scardinato questa provocazione e fa collimare le due anime di ogni automobilista: la sportività e la comodità.
Proprio per questo motivo, per il nostro test abbiamo scelto la GranTurismo S Automatica dotata del kit MC Sport Line, rigorosamente in fibra di carbonio e completo in ogni dettaglio, per personalizzarne la linea e l’abitacolo. Inoltre, per completare l’opera, la vettura è stata dotata anche di sospensioni monotaratura con assetto sportivo. L’obiettivo era quello di verificare sul campo il livello di comfort e le performance dell’auto nel suo allestimento più grintoso.
Da Modena, casa del Tridente, lungo 1.000 chilometri verso nord, attraversando il Traforo del Monte Bianco e, poi, su in direzione Parigi, ma con una deviazione significativa che porta a Reims, la capitale della regione Champagne. Nella terra dell’eccellenza, dove il prestigio e la classe di Maserati trovano il proprio habitat naturale.
Lì ci attende il vecchio circuito di Gueux, che negli anni ’50 fu teatro di leggendarie battaglie fra i più grandi nomi dell’automobilismo come Fangio, Moss, Behra, Musso, Villoresi e altri ancora. I box e le tribune del rettifilo principale sono stati restaurati e gli 8,2 km del circuito sono aperti al traffico normale. Impossibile non volerne approfittare. E certi sfizi è meglio toglierseli subito, anche perché poi ci attende la Maison Bollinger, dal 1829 eccellenza mondiale del perlage, e come buona norma richiede, al volante si siederà colui che non avrà fatto la degustazione, perché astemio.
Le due anime della GranTurismo S Automatica si passano il testimone a circa 3.000 giri. Sotto quel regime di rotazione, l’auto risponde con dolcezza ai comandi e consente di passeggiare per Reims alzando il naso fino alle guglie più alte della celebre cattedrale gotica. Se, però, il piede destro affonda solo di qualche millimetro in più, il V8 Maserati si prepara a volare. Mutano completamente il sound e la natura della vettura. L’abitacolo viene avvolto da un potente ruggito e la dolcezza si trasforma in pura potenza sul rettilineo del vecchio circuito, dove tuttavia a 70 Km/h è necessario rilasciare il gas: la Gendarmerie da queste parti è molto severa.
Sebbene questa dualità sia evidente fin dai primi chilometri, la GranTurismo S Automatica si fa scoprire gradualmente e questo aumenta il piacere di domarla. Il comfort a bordo è degno di una berlina e non affatica chi è alla guida. Dopo 10 ore di viaggio, nonostante le dovute pause lungo autostrade piene di curiosi, abbiamo voglia di fare due passi e la Valle della Marna che si estende da Champillon a Epernay è un facile invito a nozze. In questo punto, i Galli prima e i Romani in seguito posero le proprie basi, sfruttando lo strategico crocevia che porta a Reims. E siccome i Galli e i Romani erano uomini acuti, scelsero questo luogo anche per la vista mozzafiato che si estende sui vigneti di champagne più famosi del mondo. In quel punto preciso, che un tempo era un ufficio di posta in cui Napoleone amava ricoverare durante gli spostamenti per raggiungere i campi di battaglia, oggi si erge il “Royal Champagne”, una struttura alberghiera di alto livello, di proprietà del Gruppo Baglioni e diretta da David Casadewall. Membro della prestigiosa catena dei Relais & Chateaux, l’Hotel è capace di offrire ai propri ospiti, sia in camera che nei saloni, una delle più belle viste di tutta questa zona. Dominando incontrastato il panorama di vigneti che va dall’antica abbazia di Hautvillers fino a Epernay, anche la cantina del ristorante del Royal Champagne non poteva non offrire una ricca selezione di oltre 200 etichette di produttori di bollicine di qualità. Non dovendo più guidare per una notte intera la nostra GranTurismo, ci abbandoniamo al piacere tanto scontato quanto sublime di bere un calice di champagne, seduti nel cuore dell’omonima regione Champagne. È un po’ come andare in Borgogna e bere un rosso importante o in Toscana e gustare un vero Brunello. La cucina del Royal Champagne, guidata dall’esperto Frank Taupin, non è da meno e capita spesso che, per indicare il punto preciso di produzione di uno champagne, il cameriere si sposti verso la vetrata e indichi con un dito un punto sulla collina davanti a noi. Piccoli, ma profondi piaceri della vita.
Le luci di Epernay timidamente si accendono dopo il tramonto e squarciano l’oscurità che avvolge gelosamente i vigneti più celebri del mondo.
La mattina seguente, dopo una rilassante dormita, sfruttiamo la luce migliore dell’alba per fotografare la Maserati sotto le tribune e davanti ai box del Circuito di Gueux. La situazione è paradossale: tutto le strutture colorate dai loghi dei numerosi sponsor dell’epoca sono intatte. Il circuito sembra ancora in funzione, se non fosse per la segnaletica stradale contemporanea e per l’asfalto cittadino. Ci viene in aiuto Monsieur Gérard Cuif, Presidente Onorario dell’Associazione Amici del Vecchio Circuito di Gueux e organizzatore a metà settembre del “4ème Week-End de l’Excellence de Reims”, una manifestazione di rilievo internazionale che richiama su questo circuito centinaia di auto e migliaia di persone. L’Associazione è impegnata a recuperare nel modo più rispettoso tutte le strutture rimaste di questa vecchia pista, che, sottolinea Monsieur Cuif, “insieme a Spa e a Monza era uno dei circuiti al mondo capaci di far emergere i veri campioni, grazie alle caratteristiche dei propri tracciati. Su questi circuiti la media complessiva per auto con circa 290 cavalli era di 200 Km/h. Per mantenere questa media era necessario affrontare tre storiche curve a tutto gas: il curvone della parabolica di Monza, la curva di Stavelot a Spa e le virage du Calvaire a Reims. Erano in pochi a saperlo fare e si chiamavano Fangio su Maserati, Musso e Hawtorn su Ferrari e pochi altri.”
L’aria che si respira in quella curva è ricca di storia e di aneddoti. Basta chiudere gli occhi e vedere piloti senza cintura di sicurezza e con grandi volanti di legno fra le mani impegnati nel mantenere in traiettoria auto che scodavano e procedevano spesso di traverso, complice anche un fondo molto diverso dall’asfalto drenante di oggi. Compiamo in religioso silenzio un giro completo lungo gli 8,2 Km del circuito. Chi è completamente a suo agio, lungo panorami meravigliosi e colori sgargianti, è la GranTurismo S Automatica, un’auto vanitosa che grazie al suo colore rosso pastello, omaggio al colore della auto da corsa italiane dell’epoca, non perde occasione per farsi notare. Del resto la bellezza non è un’opinione e i francesi sembrano decisamente apprezzare i cerchi da 20 pollici in vernice nera lucida con l’aggressivo disegno Neptune, che riprendono le tonalità del carbonio, presente su diversi particolari della vettura come gli specchietti retrovisori, le maniglie delle portiere, gli spoiler anteriore e posteriore. Dopo ogni curvone, il 4,7 litri Maserati vorrebbe scatenare i suoi 440 cavalli, ma i limiti di velocità non lasciano spazio a una marcia alta, lasciando comunque intuire le potenzialità sportive di questa vettura, che scatta da 0 a 100 in soli 5,0 secondi. Il desiderio che questo leggendario circuito oggi aperto al traffico lascia sul piede destro di chi guida, è quello di affondare il pedale dell’acceleratore in un circuito vero.
Prima di affrontare la seconda notte davanti ai vigneti di champagne, deleghiamo alla guida della GranTurismo chi non beve, e ci dirigiamo nel cuore della Champagne. A 10 minuti da Champillon entriamo in Aÿ, dal 1829 la patria di Bollinger, uno dei tre grandi produttori rimasti indipendenti e nelle mani della stessa famiglia fin dalle origini. “Bollinger è noto come il re del Pinot Noir – ci racconta Monsieur Clément Ganier, marketing manager di Bollinger – La natura e la storia della Maison ci hanno viziato, offrendoci i Grand e Premiere Cru di Pinot Nero e Chardonnay, che costituiscono la grandissima maggioranza dei nostri vigneti. Il nostro raccolto copre più del 60% dei nostri fabbisogni e questa è una percentuale rara fra i produttori.”
I 163 ettari dei vigneti di Bollinger consentono alla Maison di produrre 2,2/2,3 milioni di bottiglie all’anno, ma l’emozione più profonda la proviamo quando Monsieur Clément ci porta nelle cantine di Bollinger. Dopo una ripida scala che lascia il mondo civile a 15 metri sopra la nostra testa, ci immergiamo in un microcosmo fatto da 10 milioni di bottiglie, fra cui 6.500 Magnum, stoccati per riposare e per affinare il proprio carattere. Nelle sue cantine Bollinger detiene un vero tesoro ovvero l’eredità della storia dello champagne di Aÿ, immersa in grotte e corridoi bui, popolati da funghi che aiutano a mantenere la giusta umidità. Perdersi nelle cantine è un’esperienza indispensabile per capire l’essenza di un vino così celebre, ma altrettanto delicato. Stappare una bottiglia dopo una visita come questa significa saper gustare l’anima dello champagne stesso. Completamente soddisfatti, ci apprestiamo alla seconda notte nel Relais & Chateaux Royal Champagne, mentre fuori nel parcheggio la GranTurismo S Automatica dà qualche segno di velata gelosia. Per qualche attimo, uno champagne le ha tolto il trono. In realtà, sono due mondi del lusso e del côté mondano, che si guardano l’un l’altro con profondo rispetto, ma non sono sovrapponibili. Anche questa è cultura: saper guidare in sicurezza implica qualche rinuncia, l’alcool è una di queste.
Per il resto, la GranTurismo S Automatica non ha altre pretese, né cade lì dove molte sportive segnano il passo, per esempio nei consumi (la media di 7,4 Km/l su 2.430 Km totali in tre giorni a macchina carica è strabiliante) oppure nel bagagliaio, capace, con i 4 posti veri dell’abitacolo, di ospitare due valigie grosse.
Dunque, chapeau a Pininfarina e agli ingeneri Maserati che hanno coniugato stile e funzionalità nel migliore del modi. Quanto a grinta e prestazioni, i tecnici Maserati hanno ideato il kit MC Sport Line avvalendosi della grande esperienza maturata sui circuiti internazionali dallo staff di Maserati Corse. L’uso della fibra di carbonio per molti particolari, rimanda alle competizioni e consente una personalizzazione che esalta sia negli interni che negli esterni il DNA sportivo del Tridente.
Au revoir, Maserati, et à la prochaine foi!

Testo scritto da Roberto Rasia dal Polo